Fu in una delle festività
di Madonna Prati che il giovane Giuseppe Verdi venne invitato ad essere
presente.
Il giorno della festa patronale del SS.mo Nome di Maria, che celebrandosi
nella seconda domenica di settembre, in quell’anno 1828 cadeva il 14
del mese.
Nel pomeriggio del detto giorno si celebravano i solenni vespri. Sacerdoti
presenti, erano:
Don Giacomo Masini
curato di Roncole,
Don Pietro Orzi arciprete di Frescarolo,
Don Luigi Menegalli arciprete di Semoriva,
Don Bartolomeo Orioli arciprete di Spigarolo.
Anni
prima, ad un duro richiamo mossogli da Don Masini, il piccolo Verdi,
chierichetto all’altare, aveva reagito augurandogli un "fulmine"!
Con i suddetti preti erano presenti anche due giovani cantanti in coro:
Francesco Alussi di 5. Croce, Gaetano Bianchi di Roncole.
Il Santuario era gremito di fedeli devoti quando in un fragoroso baleno,
dal catino dell’abside, precipitava un fulmine che facendo il giro dell’interno
spogliava della doratura la Gran Cornice della Beata Vergine, bruciava
tutti gli ex-voto appesi alle pareti lasciando incolumi tutti i fedeli
uccidendo i sei del coro tranne il prevosto di Roncole Don Pietro Montanari
che, vestito dei sacri paramenti di seta, presiedeva la Sacra Liturgia.
A condecorare la sacra funzione doveva essere presente anche il giovane
Verdi, che dalle Roncole veniva a piedi; ma durante il suo breve viaggio
scorse il minaccioso temporale, così che a circa metà cammino il ragazzo
fu costretto a chiedere ospitalità ad una famiglia di amici: i signori
Michiara che tenevano in conduzione (col beneplacito della Duchessa
Maria Luigia) il grande podere denominato "La Cascina", proprietà, allora
del dominio austriaco.
Cosi che, terminato il maltempo Verdi potè continuare il cammino.
Ma quando giunse alla meta, quale non fu la sua sgradita sorpresa?
Una
confusione di gente attorno al Santuario: chi frettolosamente usciva
dal Santuario, chi invocava aiuto, chi fermo in capannelli raccontava
le proprie impressioni.
Entra di corsa il Verdi, raggiunge il coro quando gli si para davanti
lo spettacolo tristissimo dei sei morti, fra i quali c’è anche un parente
suo: Gaetano Bianchi.
N.B.: a Madonna Prati Verdi veniva spesso e volentieri per raggiungere
la casa della nonna (Francesca Bianchi) che allora abitava in una casa
esistente poco distante dal Santuario nel terreno ora chiamato "La Bonifica".
Detta casa non esiste più perché venne abbattuta, ormai fatiscente sulla
fine dell’800.
Ora, ritornando alla disgrazia del fulmine, è da osservare che il tremendo
spettacolo, rimase impresso nella mente del giovane Verdi tanto che
sempre durante la sua vita rifuggiva con orrore di parlare di tale evento.