Santuari.it
- Home
- Notizie
- Convegni
- C.N.S.
- Santuari del Giubileo
- Contatti
Regione: CALABRIA
Comune: Vallelonga
Provincia: Vibo Valentia (VV)
Le origini di Vallelonga sono incerte. Sono pochi i documenti storici che consentono la ricostruzione del suo passato, in cui si è cimentato diligentemente pochi anni addietro il sacerdote don Vincenzo Barbieri.
E'' certo, comunque, che intorno al XII secolo esistesse a Vallelonga la Chiesa di Santa Maria de Magistero, così chiamata, come sostiene Domenico Taccone Gallucci nel suo Regesti dei Romani Pontefici per la Chiesa di Calabria, in onore di San Nilo, maestro di illustri discepoli, che assunse in seguito il titolo di San Giovanni Theriste (mietitore), come è documentato da Antonio Rocchi nel suo De Coenonobio Cryptoferratensi, in cui sono descritti i possedimenti della Certosa di Serra San Bruno e dove compare anche la Chiesa di San Giovanni di Vallelonga. Un''altra attestazione ci é data dalla carta geografica della Calabria redatta da Egnazio Danti intorno al 1580, dove Vallelonga é riportata in lettere più grandi dei diversi paesi vicini.
Come documentato da don Vincenzo Barbieri, diverse sono le Visite ad limina, redatte dai vescovi che ressero la diocesi di Mileto nel Seicento, in cui si attesta della contea di Vallelonga, che fa parte del vicariato di Belforte insieme a Vazzano, Pizzoni e Stefanaconi; e diversi sono i documenti che indicano l''attività del clero e che la Matrice del paese già nel 1500 era intitolata a Santa Maria, poi alla Madonna Assunta e nel Settecento a Santa Maria Maggiore.
Certo, una chiesa non ricca né con importanti opere, a cui certo non contribuì la generosità dei marchesi Castiglione Morelli, signori di Vallelonga dal 1761 e poi di San Nicola da Crissa e delle baronie di Chiaravalle e di Gagliato.
Il terremoto del 1783, poi, distrusse oltre alla cittadina, documenti e vestigia del suo passato, come testimonia fra l''altro Giovanni Vivenzio nel suo ''Storia e teoria del tremuoti'', apparso a Napoli un anno dopo il sisma. E naturalmente distrusse quasi del tutto la Chiesa, che nel Cinquecento dipendeva dal convento degli Agostiniani, che sorgeva sul lato nord dell''attuale basilica, nello spiazzo ancora oggi chiamato Largo dei Monaci.
Un documento attesta che nel 1634 la Chiesa di Santa Maria del Monserrato e l''annesso convento fu assegnato dall''Università di Vallelonga agli Agostiniani dopo che i Domenicani avevano abbandonato la sede. E un altro della metà del Settecento testimonia inoltre il culto della miracolosa Madonna, di cui numerose sono le grazie che Essa di continuo elargisce. La festa della Miracolosissima Immagine si celebrava nella seconda domenica di luglio con mirabile concorso di popoli del Regno, a testimonianza di un culto molto diffuso e sentito non solo nei centri vicini, come attesta anche una lettera del 1804 del Padre generale dei Riformati, nella quale si sostiene che la Vergine di Monserrato, conosciuta dappertutto miracolosa gode di una fervida devozione in tutta la provincia e per questo immensi sono i tributi che Essa riceve.
In un Apprezzo dello Stato di Soriano del 1650, Antonio Tango così descrive la chiesa sotto il titolo di Nostra Signora del Monserrato, la quale è una Chiesa piccola comoda, coverta a tetti, con tavolato. In testa è l''altare maggiore con cona di Rilievo di detta Nostra signora divota, con due altari laterali uno di S. Domenico e l''altro di S. Francesco di Paola. A destro di detta Chiesa sono due altri con cona di Nostra Signora con S. Agostino e S. Monica e l''altro è del nome della chiesa et a sinistro sono due altre Cappelle con una cona di tela grande con Nostra Signora del Rosario con li 15 Misteri e l''altra è pittata a fresco di Nostra Signora della Sanità.
Una descrizione in cui oggi è assolutamente impossibile riconoscere il bel Santuario che, abbattuto dal terremoto, in parte riedificato, e poi distrutto da un incendio nel 1926, fu ricostruito interamente conservando dell''originaria struttura il portale, l''altare maggiore e alcune opere d''arte.
Ma prima di parlare della Chiesa, è bene dire del culto della Madonna. Com''è noto, il culto deriva dal noto Santuario della Madonna di Montserrat annesso al monastero benedettino fondato intorno al 1030, che si erge sulle montagne rocciose, dalle forme strane che l''avvolgono, vicino alla città spagnola di Barcellona. Questo culto si diffuse nell''Italia meridionale ad opera degli Aragonesi. Attualmente in Italia sono circa centocinquanta le chiese dedicate al culto della Madonna del Monserrato; e in Calabria, oltre a Vallelonga, esiste una chiesa a Reggio Calabria, edificata nel 1635, intitolata alla Madonna di Monserrato, una a Gerace e un''altra a Scigliano.
Non è dato sapere come il culto sia arrivato a Vallelonga, alla cui diffusione hanno contribuito notevolmente i Domenicani e i Francescani Riformati. Di certo esso è posteriore al 1550. Nella sua visita pastorale del 1586, monsignor Del Tufo, trova nella chiesa di Vallelonga un altare dedicato alla Madonna di Monserrato a cura della famiglia Galati. La presenza di questa cappella è testimoniata anche dal Regesto Vaticano nel 1603, sotto il pontificato di Clemente VIII. La statua pare essere la stessa, naturalmente con diverse ripuliture che ne hanno modificato un poco i tratti originari, di quella che si trovava nella citata cappella.Esistono anche alcune leggende sull''erezione del Santuario, che narrano dell''apparizione della Vergine e delle tante guarigioni operate, segno della grande diffusione del culto e della partecipazione popolare, specie in occasione della festa, che si svolge la seconda domenica di luglio, con una grande processione.
La festa è preceduta da una lunga veglia di preghiera, e molti pellegrini, legati all''obbligo di soddisfare dei voti, un tempo rimanevano tre giorni, da giovedì a domenica, dormendo in chiesa o nel vicino boschetto. Essi in ginocchio percorrevano la navata centrale fino alla Sacra effigie; altri lo facevano strisciando la lingua sul pavimento. Il momento di più intensa commozione della processione si ha quando la statua della Vergine viene portata in spalla nel vicino boschetto, sotto una grande quercia, detta della Madonna. Qui la processione si ferma; cala il silenzio. E'' il momento in cui la Madonna si impossessa del paese.
La Madonna è stata incoronata nel 1932 e il Santuario è stato elevato a Basilica Minore da papa Paolo VI nel luglio del 1971.
Il grande Santuario, ricostruito come dicevamo dopo l'' incendio del 1926, conserva dell''edificio originario il portale e l''altare maggiore. Presenta una facciata tripartita, con un bel portale barocco in pietra, opera di scalpellini serresi e due bassi campanili a cupola ai lati (quello di destra mancava nell''originaria costruzione). L''interno, ricco di stucchi, è a tre navate, con pilastri quadrati rivestiti di marmi. Sul soffitto spiccano tre tele raffiguranti Giuditta con la testa di Oloferne, la Natività e la Fuga in Egitto. Sono tre belle e luminose opere di uno degli artisti più noti del nostro Ottocento, Andrea Cefaly da Cortale (1827-1907), e tra le poche di soggetto religioso di questo artista che ha dato una lettura davvero singolare di questi episodi biblici, con tocchi accesi di colore e una sapiente dislocazione dei volumi.