![]()
![]()
Il ciclo pittorico - la sua datazione
di Casimiro Debiaggi
Se è abbastanza semplice definire la datazione delle
statue di Giovanni d'Enrico, assai più complicato risulta il seguire le travagliate
vicende riguardanti il ciclo pittorico del Morazzone.
Quella della Condanna a morte di Gesù è la terza ed ultima impresa del maestro
sul Sacro Monte di Varallo. L'avevano preceduta quelle della Salita al Calvario
(1603-1616) e dell' Ecce Homo.
Ma già trattando di quest'ultima cappella si era visto quanto lento e discontinuo
fosse stato il procedere dei lavori, con una o più interruzioni nel periodo
di almeno tre anni, dalla primavera del 10 al 13 e poi ancora per qualche rifinitura
nel 1617.
Ora per la Condanna a morte di Gesù lo svolgimento dell'opera non è meno complesso.
Il contratto col Morazzone viene stipulato dai fabbriceri del Sacro Monte il
17 novembre 1610, quando il pittore sta per partire da Varallo per il periodo
invernale, dopo avere eseguito la prima parte degli affreschi dell' Ecce Homo,
e quando le statue della cappella della Condanna dovevano ancora essere modellate.
Come mai si stende un contratto così in anticipo? Il Morazzone è ormai un pittore
famoso e molto richiesto, i fabbriceri a ragione non vogliono lasciarselo sfuggire
; in tal modo se lo prenotano, ma nello stesso tempo con questo nuovo legame
indirettamente lo obbligano quasi a mantenere fede al contratto precedente per
l' Ecce Homo ed a condurre a termine quella sua seconda impresa sul Sacro Monte.
Infatti con l'atto del 17 novembre 1610 gli stessi fabbriceri del Monte, non
solo gli conferiscono un nuovo ed impegnativo incarico, ma gli danno un acconto
a condizione "che d(ett)o P (ittore) Morazzone debba venire la prossima primavera
à buon hora à dare compimento alla pittura della d(ett)a cappella dell' Ecce
Homo ed di poi immediatamente habbi da dar principio alla d(ett)a Cappella della
sentenza di Pilato".
Se il Morazzone sia stato ai patti e nella primavera dell' 11 sia ritornato
per proseguire i lavori dell ' Ecce Homo non è certo . Si sa invece che un anno
dopo, e precisamente il 17 maggio 1612 vengono inviati dal vescovo degli ordini
in due capitoli per i dipinti della Sentenza di Pilato. Alla fine dell'anno,
il 7 dicembre 1612, il pittore riceve £. 2.319 e soldi 9 come anticipo per i
dipinti della Condanna, oltre che per le pitture fatte e da farsi all'Ecce Homo.
Quindi alla fine del 1612, non avendo ancora terminato gli affreschi dell' Ecce
Homo non aveva certamente dato inizio a quelli dell'altra cappella. L'anticipo
era dunque anche un sollecito ed una garanzia.
Il 26 giugno 1613 il Morazzone riceve ad Arona £. 1.200 per conto dei fabbriceri
di Varallo; non si specifica però se per saldo degli affreschi dell' Ecce Homo
o anche come anticipo per la Condanna. Ma ormai i fabbriceri varallesi dovevano
aver perso la pazienza e nel memoriale inviato da Gerolamo d'Adda a monsignor
Bascapè il 23 dicembre 1613, vista ovviamente l'inadempienza del Morazzone per
un contratto stipulato ormai da più di tre anni, il d'Adda scrive:" Starò ancor
aspettando il decreto di V.S. R.ma per la cappella della lavatione de mani di
Pilatto per la quale e per quella della sententia ho apostato il s.r Camillo
procacino pittore, et un altro pittore da Moncalvo di Monferrato, qual è giudicato
huomo di valore, et ha depinto di presente in una capella nova di S.to Alessandro
di Milano, e se si potrà havere il Morazzone, qual credo resti dare alla fabbrica,
non essendo ancora stimata la capella del Ecce homo da lui depinta, vi sara
la capella sod.a di caifas e quella della presa di depingere".
Due personalità di alto livello dunque vengono interpellate: Camillo Procaccini
ed il Moncalvo. Ma non se ne farà nulla. Del Procaccini non si hanno più notizie
per Varallo. Forse proprio per la sua notorietà, per i suoi molti impegni e
forse anche per una possibile richiesta di compenso troppo elevata, dovette
declinare l'invito. Con il Moncalvo invece il 14 ottobre 1614 (quindi quasi
un anno dopo la lettera del d'Adda) i fabbriceri varallesi stabiliranno la convenzione
per i dipinti della cappella di Pilato si lava le mani, da iniziare nella successiva
primavera. Non si parla però della Condanna. Per gli altri due misteri a cui
si accenna di Caifas e della Cattura, per i quali il d'Adda avanzava l'ipotesi
di poterli forse assegnare al Morazzone (quasi come scusa per volergli togliere
"la lavatione de mani di Pilatto" e gli affreschi della "sententia") ci si dovrà
poi rivolgere al Rocca ed a Melchiorre d'Enrico.
Quindi anche per la Condanna, svanita la possibilità di chiamare un altro pittore di gran fama, si deve pazientare ed attendere che il Morazzone mantenga i patti. Forse la minaccia di chiamare un altro maestro deve aver deciso il Morazzone a dare inizio alla nuova impresa. Il 24 aprile 1614 l'arcidiacono Marchesi, nipote del Bascapè, inviava degli ordini per le pitture della cappella della Sentenza di Pilato. Segno che qualcosa si muoveva.
Siamo proprio nella stagione in cui si poteva dare inizio ai lavori. Stando al Bordiga nello stesso anno vi sarebbe stato un pagamento al pittore di £. 1.200 imperiali per la Condanna di Cristo. Non si può escludere, dato l'identico importo, che si tratti di un errore di trascrizione di data per il pagamento effettuato il 26 giugno 1613.
Casimiro Debiaggi