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Nel Tempo pasquale, il pellegrino del Sacro Monte si lascia interpellare dalle Cappelle
che rappresentano la Passione di Cristo. Tra queste, la 33a . L' "Ecce homo" .
La citazione scritturale dice: "Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: Ecco, io
ve lo conduco fuori,perchè sappiate che non trovo in lui nessuna colpa. Allora Gesù
uscì, portando la corona di spine ed il mantello di porpora. E Pilato disse loro:Ecco
l'uomo" (Gv 19,4-5). Ed ancora: "Non ha apparenza nè bellezza per attirare i
nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli
uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire" (Is. 53, 2-3).
Gesù e Pilato sono su una balconata: l'uomo, piagato, tenuto alla corda; l'altro,
rivestito degli abiti del potere, in un gesto interrogativo di presentazione al popolo
che, dal basso, guarda eccitato la scena e incita feroce alla crocifissione, mentre un
uomo tra la folla sembra piegare la testa distratta di un bambino allo
"spettacolo" della balconata.
"Ecco l'uomo", dice Pilato di Cristo, rivolto al popolo.
Anche Giovanni il Battista, alcuni anni prima, non molti, vedendo Cristo venire verso di
sé aveva detto:" Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo... un
uomo che mi è passato davanti perchè era prima di me..." (Gv 1,29-36). L'agnello
per il quale è ora il momento del macello. Una semplicissima ricerca sui testi originali
mette in luce che la parola tradotta con l'italiano "uomo" - àntropos in greco,
homo in latino - per indicare Gesù indica non tanto l'uomo distinto dalla donna o l'uomo
nel senso dell'eroe valoroso, quanto piuttosto l' "essere umano" pienamente
inteso come distinto dalla divinità, quindi, anzitutto mortale. Anche l'apostolo,
parlando di Cristo, lo dice "homo novus", "uomo nuovo", per aver dato
la pace all'uomo, riconciliandolo con Dio mediante la croce (Ef. 2,15).
Allora :"Ecco l'uomo", dice Pilato di Gesù, agli uomini. Cioè, ecco Dio fatto
uomo nell'annullamento della passione e nella morte, l'uomo che salva nella sofferenza,
l'uomo che ritrova Dio nel superamento della morte con la resurrezione. Ma non è questo
il senso dell'"Ecce homo" in bocca a Pilato. Per il procuratore questo è l'uomo
che, innocente pur mina l'ordine sociale, mette in pericolo il consenso del popolo
all'autorità politica costituita. L'uomo esibito alla folla da Pilato è uno scomodo
colpevole di un'innocenza che ha fatto venire a galla tante, troppe ipocrisie. Cristo non
è forse questo anche per noi, tutte le volte che ci laviamo le mani compromesse in
responsabilità non assunte, in egoismi mascherati da atti di giustizia? E poi, chi è
l'uomo presentato da Pilato, per gli uomini che stanno a guardare? E' il gustoso e
ripugnante "spettacolo" della sofferenza, che tanto attrae, quanto più è
innocente, non per solidarietà, ma per crudeltà, perché è altrui: il Duemila
televisivo ne sa qualcosa, di dolore da audience e lacrime da replica...
"Ecco l'uomo": guardiamolo noi, adesso, ognuno col suo nome e la sua storia. Chi
è? per me, per te.... Se è il risorto, è colui che mi,ti salva, cioè rende sensata la
mia, la tua vita, perchè non può più morire. Se non è risorto, è semplicemente un
innocente torturato e ucciso, uno dei tanti scandali della storia dell'umanità: forse ,
non mi, ti basta. E io, e tu, uomo, che cosa siamo ? "Dio vuole entrare nel mondo che
è suo - ha scritto un filosofo ebreo, Martin Buber - ma vuole farlo attraverso l'uomo:
ecco il mistero della nostra esistenza, l'opportunità sovrumana del genere umano !...
Ecco cosa conta in ultima analisi: lasciar entrare Dio". Ecco l'uomo che cos'è agli
occhi di Dio: tramite di salvezza, strumento mortale eppure prezioso di collaborazione per
la salvezza del mondo.
A quest'uomo realizzato nell'Uomo-Dio risorto, pellegrino del Sacro Monte, un augurio nel
Tempo pasquale e l'invito a Cristo a fare Pasqua con noi:" Fà Pasqua in noi,
Signore. Sii alla nostra opacità fontana di luce. Sii nostro orgoglio, nostro fiore,
nostro principe, nostro eroe, nostro pontefice. Sii fuoco sul focolare del nostro caldo
cuore" (G.M.Hopkins).
Silvia Coda