Una lettera sulla Sindone a Varallo


 

Pubblichiamo volentieri questa lettera di Gianmario Albani, persona molto conosciuta a Varallo, sulla Sindone e il Sacro Monte di Varallo. Lo ringraziamo molto per questo significativo contributo che ci fa sentire la Sindone ancora più vicina e familiare.

Varallo, 15 aprile 1998


L'ostensione della Sindone, con il ritorno del Santo Padre a Torino, mi ha fatto ricordare quanto già il compianto e caro amico Alberto Bossi aveva pubblicato sui giornali locali in occasione della precedente ostensione del 1978. Non tutti sanno che Padre Bernardino Caimi, del convento dei Francescani di S. Angelo in Milano, negli ultimi decenni del 1400 era stato più volte in Palestina, guardiano del Santo Sepolcro, e che di ritorno in Italia aveva voluto riprodurre il più fedelmente possibile i luoghi santi in quello che sarebbe diventato il primo e più bel Sacro Monte, quello sopra la parete di Varallo. Gli attuali visitatori possono infatti leggere sulla porticina che immette alla Cappella del S. Sepolcro la data, 1491, sotto la scritta "simile-e-il-sto-sepulcr-d-y-Xto" (simile è il S. Sepolcro di Gesù Cristo). Accanto a questa era sorta la Cappella detta "Pietra dell'Unzione", come quella che si vede a Gerusalemme nella Basilica del S. Sepolcro, dove il Cristo morto calato dalla croce è stato unto di essenze aromatiche, all'uso ebraico, avvolto in un lenzuolo di lino. In questa cappella, tra il 1491 e il '93, era stato collocato un gruppo di 7 statue di legno, alte quasi al naturale, con il Cristo morto deposto nel lenzuolo, retto ai capi da Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, davanti a Maria tra 3 Pie Donne: splendido nella sua icastica e dolorante naturalezza.
Penso si tratti della prima e forse unica rappresentazione, non solo in Italia, ma in tutti i paesi della Cristianità, di questo pietoso rito funebre, opera di un certo frate Francesco, maestro di legname, disegnatore di grande ingegno, che il Caimi aveva portato a lavorare nei laboratori (officinis), allestiti presso il Convento con la
Chiesa di Santa Maria delle Grazie, ai piedi del Monte. Casimiro Debiaggi ha definitivamente dimostrato che la cappella "subtus crucem" menzionata nell' "Atto di Donazione" del 1493, accanto al Romitorio del S.Sepolcro, non poteva che essere quella dell' "Unzione". Poi tutto il complesso è stato a più riprese rimaneggiato, la cappella ha preso il nome "della Sindone", il gruppo ligneo dopo un lungo abbandono è stato ricuperato e portato nella Pinacoteca di Varallo, sostituito nel 1823 "dalla gelida, inanimata e artificiosa composizione del Marchesi" (così A. Bossi).
In quella o in altra occasione è andato distrutto anche un prezioso affresco di Gaudenzio Ferrari fatto sul muro esterno della Cappella, raffigurante il "Cristo involto nella Sindone". Ma c'è di più, perchè ancora nella Pinacoteca di Varallo si conserva un suo disegno dove è rappresentata la Sindone - un lenzuolo con impresso il corpo e il volto di Cristo, sorretto da tre Vescovi - databile tra il 1530 e il '40, quando ancora la Sindone era conservata a Chambèry, in Francia, venuta in possesso dei Savoia nel 1453. E c'è da credere che ben pochi nei territori italiani avessero allora una qualche idea di quel lenzuolo, già noto invece in quel di Varallo.
Il disegno del nostro grande artista anticipava quindi di almeno 40 anni la pur bella e più animata incisione su rame - apparsa in Ia pag. del supplemento "Tuttolibri" de "La Stampa" del 9 aprile scorso - dove è raffigurata la prima ostensione a Torino, nel 1578, con molti più Vescovi che reggono la reliquia (forse tutti quelli delle diocesi savoiarde).
I Savoia si sono decisi a portare la Sindone a Torino, appunto nel 1578, su sollecitazione di S. Carlo Borromeo, che per l'occasione si recò in quella città (come adesso, sulle sue orme, Carlo Wojtyla). Un biografo suo contemporaneo (G.P. Giussano), dopo avere ricordato questa visita del Santo annotava:" Gli restò talmente impressa nel cuore la memoria delle piaghe e dei dolori di Gesù Cristo alla vista della Sindone, e sì gran dolore ne sentiva nell'animo suo, che volle andare a Varallo, dove sono espressi tutti i misteri della Passione in diverse cappellette sparse per quel Monte" ( e così raffigurato orante presso la cappella del Getsèmani e nel sacello adiacente al S. Sepolcro). Poi lo stesso Carlo Emanuele I° di Savoia dopo una sua visita al Sacro Monte - nel 1587 -fece dono a questo Santuario di "un sudario a misura e con tutte le somiglianze di quello di Torino" (così il Fassola). Anche questo è andato perduto con la demolizione della vecchia chiesa, avvenuta nel 1773.
Ma chi a Varallo ha ancora amore e memoria per queste cose? Speriamo almeno che i pellegrini che arriveranno in Italia per il Giubileo del 2000 vengano informati - insieme a molti italiani - che al Sacro Monte di Varallo con le sue 45 cappelle, così come più sotto in Santa Maria delle Grazie di fronte alla mirabile parete frescata da Gaudenzio Ferrari, con i suoi 21 riquadri, possono avere una splendida e sempre coinvolgente visione di tutta la vita di Nostro Signore.

Gian Mario Albani