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Sabato 18 aprile, si è ufficialmente aperta a Torino, con una solenne concelebrazione presieduta dal cardinal Soldarini, l'ostensione della Sindone, che si concluderà domenica 14 giugno.
Numerosissimi pellegrini sono attesi nel capoluogo, si prevede un milione circa
di presenze.
Questo flusso di persone, non è limitato solo alla città, ma già in questi giorni di
aprile, diversi gruppi hanno fatto tappa al Sacro Monte, nel loro cammino verso la
Sindone, anche il nostro vescovo guiderà un pellegrinaggio dei giovani il prossimo 16
maggio.
Cerchiamo di cogliere quale legame può unire il famoso lenzuolo al nostro santuario.
La Sindone è ritenuta il lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù, quando,
calato dalla croce, venne posto nel sepolcro. Al di là dei dibattiti storici e
scientifici circa la sua autenticità, rimane comunque un richiamo alla passione e alla
morte e non ultimo alla risurrezione del Signore. Chi viene pellegrino al S. Monte, ha la
possibilità di rivivere, attraverso le raffigurazioni delle cappelle 38/44, proprio quei momenti in cui la Sindone venne
"utilizzata". In particolare la cappella 41 è dedicata
alla deposizione di Gesù nella Sindone; inoltre anche la statua del Cristo morto,
presente nel Sepolcro, è posizionata come la figura sul santo lenzuolo. Infine, se
facciamo attenzione, la statua del Risorto, che ammiriamo in chiesa o, come copia, sulla
fontana della piazza, indica, con una mano, la ferita del costato, quella stessa ferita
che, anche scientificamente è stata riscontrata, sul tessuto sindonico. Vediamo che ci
sono allora precisi rimandi tra le nostre cappelle e la sacra Sindone. Due realtà che ci
parlano, in modi diversi, della stessa verità: l'opera di redenzione che Gesù ha
compiuto, con la sua morte e risurrezione; giusto quindi che, lungo il cammino verso
Torino, si sosti al Sacro Monte
Damiano Pomi