RICORDANDO CARLO DIONISOTTI


Con la scomparsa del prof. Carlo Dionisotti, avvenuta a Londra lo scorso 22 febbraio 1998, siamo rimasti privi del maggiore, più completo e rinnovatore storico e critico della nostra letteratura; di una delle più forti ed alte coscienze morali e civili dei nostri anni.

In lui spiccava l'orgoglio del piemontese di antica fibra, quello stesso orgoglio già appartenuto all'avo suo omonimo, quel Carlo Dionisotti, autore, tra l'altro, di una celebre e famosa "Storia della magistratura piemontese".

Un legame, quello con la terra natia, che il professore non aveva mai dimenticato e di cui Romagnano Sesia (ove ha voluto essere sepolto) ha per lungo tempo goduto. La gioia di averlo ospite a Villa Eugenia, la casa, neoclassica e ricca di cimeli risorgimentali, appartenuta al di lui nonno e nella quale il maestro di letteratura amava ritornare, integrandosi completamente nel tessuto sociale e umano della località; a Romagnano si calava nella realtà della vita quotidiana e con semplicità e quella punta di humor acquistato in terra inglese, volentieri si intratteneva con i suoi "concittadini".

Nativo di Torino (ove vide i natali il 9 giugno 1908) da padre romagnanese e da madre luganese, nel capoluo-go piemontese si laureò, ma la maggior parte della propria attività universitaria egli la svolse a Londra quale docente al Bedford College. Emigrò nel 1947 lasciando un'Italia che non gli aveva fornito tutti gli strumenti utili al proprio studio per vivere in quell'Inghilterra che egli stesso definì "terra con grande senso di responsabilità verso gli studi; e che a fronte della nostra retorica mostra una tradizione biografica molto fornita".

La singolarità della figura di Dionisotti, scrisse Cesare Segre, "sta nell'aver costruito un ponte fra il 'metodo storico' fiorito a Torino a cavallo tra Otto e Novecento ed una storiografia, quella che può essere rappre-sentata dalla rivista 'Italia Medievale e Umanistica', che condirigeva con Billanovich e Augusto Campana". Il suo insegnamento va quindi oltre all'appartenenza all'una o all'altra idea di letteratura e di filologia. Occor-re tenere ben presente il suo Bembo e il suo Machiavelli senza i quali gli studi sul nostro '500 sono impossibili oppure risultano monchi e fragili. Personaggio che Galante Garrone definì' come "un libero cittadino, sdegnoso di qualsiasi cedimento, pronto a fustigare, prima di ogni altro, se stesso; ma così generoso nello scorgere quel poco o tanto di autentica sincerità che scorgeva nelle parole e nei giudizi di buona fede".

La sua morte è giunta quasi alla vigilia della presentazione di un'opera a lui dedicata "I libri di Carlo Dioni-sotti" (curato per le edizioni Scheiwiller da Roberto Cicala di Interlinea). Sarà l'omaggio postumo a un grande "Maestro di umanità".