Partecipando, nel maggio scorso, al penultimo incontro della
preghiera di Taizé, proposto ai giovani del vica-riato durante quest'anno pastorale
97/98, ho avuto modo di riflettere sul significato di certe raffigurazioni presenti nelle
nostre chiese, in particolare su come è stato presentato il cielo, il paradiso.
L'appuntamento si è svolto nella grande chiesa parrocchiale di Rossa, bellissimo paese
all'inizio della Valsermenza, che come la basilica del nostro santuario è dedicata alla
Madonna Assunta.
Proprio sopra all'altare, attorno al quale ci siamo raccolti in adorazione della croce, si
apre un affresco, raffi-gurante un cielo azzurro, senza figure, semplicemente un
"pezzo" di cielo. Mi sono venuti in mente altri "pezzi" di cielo
presenti nelle nostre chiese.
In particolare la cupola del Sacro Monte, così ricca di figure, di personaggi, di movimento e la volta della cappella della Crocifissione, dove tra le nubi si aprono ampi spazi di cielo azzurro.
Pur nella diversità delle composizioni, io ritengo che tutte queste raffigurazioni possono e vogliono trasmettere un messaggio; sono un invito a guardare verso l'alto. Un invito ad andare oltre, anche se solo per un momento, la realtà della nostra vita quotidiana, non certo per fuggirla, ma per guardarla con occhi diversi, nuovi, fissando lo sguardo al cielo, per cercare e trovare un po' di speranza. Un invito che forse vale la pena cogliere e su cui riflettere, proprio in questi tempi di fine millennio, in cui l'uomo sembra avere biso-gno di maggiori certezze, che possono venire solo dall'alto.
Damiano Pomi