Il cuore dell'uomo è un baratro e un abisso. C'è un caos esteriore e un caos interiore.
Il nostro caos è quello del buio che c'è in noi; dei desideri, progetti, propositi, rimpianti contrastanti e in lotta tra di loro. Quale luce getta su questa esperienza universale di caos la fede nello Spirito creatore! Lo Spirito di Dio, che era in azio-ne sopra e dentro il caos primordiale, è ancora operante nel mondo. Intonando il Veni creator, noi diciamo: Vieni Spirito Santo, aleggia e soffia anche sul mio caos, rischiara le mie tenebre, fa di me una cosa bella, ar-moniosa, pura: una nuova creazione.
Noi portiamo in noi stessi un'impronta del caos primordiale, il nostro in-conscio. Lo Spirito Santo vuole aleggiare anche sul caos del nostro inconscio in cui si agitano forze oscure, impulsi contrastanti, in cui si annidano angosce e nevrosi, ma anche possibilità inesplorate. "Lo Spirito scruta ogni cosa..." (1 Cor 2,10). A chi ha problemi con il proprio inconscio (e chi non ne ha?), non si può dare mi-gliore consiglio che quello di coltivare una particolare devozione allo Spirito santo e di invocarlo spesso nella sua qualità di creatore. Egli è il miglior psicanalista e psichiatra. La devozione allo Spirito Santo non induce, necessariamente, a fare a meno degli aiuti umani in tale campo, ma certamente li completa e li sorpassa.
Oltre che una zona particolare della realtà, c'è poi un tempo della
nostra giornata in cui è più necessario e più spontaneo fare l'esperienza della potenza
creatrice dello Spirito, ed è il risveglio del mattino. Ogni mattino, che succede alla
notte, è un simbolo dell'uscita del mondo dal caos primordiale. Si rinnova il prodigio.
La li-turgia stessa ci suggerisce questa associazione, specialmente in alcuni inni delle
Lodi mattutine:
"Nel primo chiarore del giorno, vestite di luce e di silenzio, le cose riemergono dal
buio com'era al principio del tempo".
La notte è come caduta temporanea nel caos.
Angosce, sogni, incubi; bene e male, tutto è mescolato e confuso nella
notte. Tutto è informe; i sogni sono senza tempo, senza colore. A volte ci destiamo con
la sensazione di dover ricominciare tutto da zero, come se fossimo degli atei che non
hanno mai conosciuto Dio e non sanno cosa siano fede, speranza e carità. Di qui
l'importanza di iniziare ogni giorno con lo Spirito Santo perché trasformi il nostro caos
notturno nella luce della fede, speranza e carità. Le parole più belle con cui iniziare
un nuovo giorno sono i primi versi dell'inno:
"Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti!".
Se ne sente quasi il bisogno fisico, di fronte alla fatica di scuotersi
di dosso la pesantezza, l'inerzia e l'oblio della notte.
Lo Spirito Santo ci aiuti a raggiungere il luminoso traguardo, passiamo dal caos al cosmo,
emergiamo come creazione nuova.
"Riempi di Grazia celeste i cuori che hai creato".
Di Gesù si dice che pieno di Spirito Santo si allontanò dal Giordano, e per descrivere il miracolo della Pente-coste è detto: "Tutti furono pieni di Spirito Santo". La parola "grazia" indica lo Spirito Santo in persona. Il Paraclito è chiamato grazia, in quanto ci è dato gratuitamente, non per i nostri meriti, ma per volere divino. Quello perciò che chiediamo allo Spirito Santo è di riempirci di se stesso, non di qualche suo dono, per quanto sublime. La Sequenza di Pentecoste rivolge allo Spirito la preghiera: "O luce beatissima, riempi l'intimo dei cuori dei tuoi fedeli". E un'antica antifona dice: "Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore".
La parola "grazia" è il punto di incontro tra l'opera di
Cristo e quella dello Spirito Santo.
Che cosa vuol dire che Dio dà grazia agli umili?
(si domanderà S. Agostino e risponderà)
Che dà lo Spirito Santo.
don Gianfermo Nicolini