IL DONO DEI DONI : LO SPIRITO SANTO

L’esperienza dello Spirito come creatore.


La cosa più importante non è comprenderlo o spiegarlo, ma è farne l’esperienza. Ma cosa significa questo? Il senso forte di creare è quello di trarre dal nulla, cioè dall’assenza di qualsiasi realtà e di ogni possibilità di divenirlo. Come può dunque un essere che già esiste invocare lo Spirito come creatore? Se invoca esiste, e se esiste come può essere ancora creato?

Qui c’è una profonda implicazione religiosa. Invocare su di sé lo Spirito creatore è riportarsi nella fede, a quel momento in cui Dio aveva ancora su di te ogni potere, quando non eri ancora che "un pensiero del suo cuore" ed egli poteva fare di te quello che voleva, senza ledere la tua libertà. E’ restituire a Dio alla propria libertà. E’ un rimettersi, con spontanea decisione, come argilla tra le mani del vasaio, dicendogli le parole che lui stesso ha ispirato per questo: "Signore, tu sei nostro padre, noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma" (Is. 64, 7).

Invocare su di sé lo Spirito come creatore è dunque abbandonarsi alla sovrana azione di Dio, in totale fiducia; è mettersi nell’atteggiamento cosiddetto "creaturale" davanti a lui, che è la base di ogni autentica religiosità. E’ dare carta bianca a Dio, come fece Maria quando disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc. 1, 38).

I Padri vedevano in Maria, in questo momento, la suprema manifestazione dello Spirito come creatore. Invocare lo Spirito come creatore è aprirsi alla novità ed è anche entrare in un grande silenzio...

Lo Spirito Santo non è all’origine, ma, al termine del processo trinitario. Nella creazione, scrive San Basilio, il Padre è causa principale, colui dal quale sono tutte le cose; il Figlio la causa efficiente, colui per mezzo del quale tutte le cose sono fatte; lo Spirito Santo è la causa perfezionante. Non che la forza operatrice del Padre sia imperfetta, ma il Padre vuol fare esistere per mezzo del Figlio e vuol portare alla perfezione per mezzo dello spirito.

L’azione creatrice dello Spirito è all’origine, dunque, della perfezione del creato; egli, diremmo, non è tanto colui che fa passare il mondo dal nulla all’essere, quanto colui che lo fa passare dall’essere informe all’essere formato e perfetto. In altre parole lo Spirito santo è colui che fa passare il creato dal caos al cosmo, che fa di esso qualcosa di bello, di ordinato, pulito: un "mondo" appunto, secondo il significato ordinario di questa parola. Ora, noi sappiamo che l’azione creatrice di Dio non è limitata all’istante iniziale, come si pensava nella visione deista o meccanicista dell’universo. Dio non "è stato" una volta, ma sempre "è" creatore. E non solo nel senso debole che "conserva" l’essere e che governa con la sua Provvidenza il mondo, ma anche nel senso forte che sostiene, comunica continuamente essere ed energia, spinge, anima e rinnova la creazione, creare è fare continuamente nuovo.

Che significa tutto ciò applicato allo Spirito Santo? Significa che egli è sempre colui che fa passare dal caos al cosmo, cioè: dal disordine all’ordine, dalla confusione all’armonia, dalla deformità alla bellezza, dalla vetustà alla novità. Non s’intende meccanicamente e di colpo, ma nel senso che è al lavoro in esso e guida a un fine la sua stessa evoluzione. Egli è colui che sempre "crea e rinnova la faccia della terra". Questo a tutti i livelli: nel macrocosmo come nel microcosmo che è ogni singolo uomo. Consideriamo, anzitutto, lo scenario grande del mondo e della storia. Al momento della morte di Cristo, gli evangelisti notano che "vennero le tenebre su tutta la terra" (Mc. 15, 33). Era una allusione velata al caos primordiale in cui l’umanità era ricaduta con il peccato, giunto al suo parossismo con l’uccisione di Cristo. Scrive un autore del secondo secolo:

"L’universo era sul punto di ricadere nel caos e di dissolversi per lo sgomento di fronte alla passione, se il grande Gesù non avesse emesso il suo Spirito divino, esclamando: "Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito" (Lc 23, 46). Ed ecco subito, al diffondersi dello spirito divino, come rianimato, vivificato e consolidato, l’universo ritrovò la sua stabilità". (Antica omelia pasquale).

In questa grandiosa visione, è lo Spirito Santo che ancora una volta fa passare il mondo dal caos al cosmo. Questa volta però non si tratta di un vago "spirito di Dio", ma dello Spirito che viene dalla croce di Cristo; il caos non è più quello fisico, ma quello morale del male e del peccato, il cosmo non è più quello materiale, ma la Chiesa che è "il cosmo del cosmo", cioè l’ornamento del mondo.

Questa visione procede nel modo con cui viene descritta la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste. Lo Spirito trasforma il caos linguistico di Babele nella nuova armonia delle voci. Grazie a lui, da tutte le lingue, si innalza ora, concordemente, un inno a Dio, come quando un direttore d’orchestra sale sul podio e di colpo lo stridio degli strumenti in prova tace e, al suo posto, si ode una mirabile sinfonia.

don Gianfermo Nicolini