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E' uscito in queste settimane un bellissimo documento del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti dal titolo "Il Pellegrinaggio nel Grande Giubileo del 2000." Vogliamo riportarne poche righe, che diano però un'idea più chiara del valore del pellegrinaggio, un valore sempre più crescente data anche la mobilità di oggi. "All'interno del grande pellegrinaggio che Cristo, la Chiesa e l'umanità hanno compiuto e devono continuare a compiere nella storia, - dice il documento - ogni cristiano è invitato a inserirsi e a partecipare. Il santuario verso cui egli si dirige deve diventare per eccellenza la "tenda dell'incontro", come la Bibbia chiama il tabernacolo dell'Alleanza. Là, infatti, avviene un incontro fondamentale che rivela varie dimensioni e si presenta sotto volti molteplici. E' in questa serie di aspetti che possiamo delineare una pastorale del pellegrinaggio. Vissuto come celebrazione della propria fede, per il cristiano il pellegrinaggio è una manifestazione cultuale da compiere con fedeltà alla tradizione, con sentimento religioso intenso e come attuazione della sua esistenza pasquale. "
La dinamica propria del pellegrinaggio rivela con chiarezza alcune tappe che il pellegrino raggiunge e che diventano un paradigma di tutta la sua vita di fede: la partenza rende manifesta la sua decisione di avanzare fino alla met e conseguire gli obiettivi spirituali della sua vocazione battesimale; il cammino lo conduce alla solidarietà con i fratelli e alla preparazione necessaria per l'incontro con il suo Signore; la visita al santuario lo invita all'ascolto della Parola di Dio e alla celebrazione sacramentale; il ritorno , infine, gli ricorda la sua missione nel mondo, come testimone della salvezza e costruttre della pace. " E' importante - dice ancora il documento del Consiglio pontificio - che queste tappe del pellegrinaggio, vissute in gruppo o individualmente, siano contraddistinte da atti cultuali, che ne rivelino l'autentica dimensione, utilizzando allo scopo i testi suggeriti dai libri liturgici."
L'efficacia dei santuari si misurerà sempre più nella capacità che essi avranno di rispondere al bisogno crescente che l'uomo sperimenta, nel ritmo frenetico della vita moderna, di un contatto silenzioso e raccolto con Dio e con se stesso. Il percorso e il fine del pellegrinaggio condurranno al fiorire della fede e all'intensità della comunione con Dio nella preghiera. I momenti del pellegrinaggio, a motivo delle circostanze che li suscitano, delle mete cui si dirigono, della loro vicinanza alle necessità e alle gioie quotidiane, sono un campo favorevole all'accoglimento della Parola di Dio nei cuori; così la Parola diventa fortezza della fede, alimento spirituale, fonte pura e perenne di vita spirituale.
P. Giuliano Temporelli