LA CAPPELLA DELLA CONDANNA A MORTE DI GESU’(cappella XXXIV)

Progettazione ed erezione dell’attuale sede

di Casimiro Debiaggi

 

Venti o venticinque anni dopo l’esecuzione dell’affresco laniniano con la Condanna nell’antica Cappella della Flagellazione, Galeazzo Alessi nel suo progetto globale di ristrutturazione e completamento del Sacro Monte, ossia nel Libro dei Misteri, databile attorno al 1568, si propone di dedicare una cappella alla Condanna a morte di Gesù, o Sentenza di Pilato.

Nella lunga descrizione introduttiva al Libro l’Alessi elenca attentamente le scene da realizzare nella futura Casa di Pilato che avrebbe dovuto sorgere in parte dell’area oggi occupata dalla Basilica dell’Assunta. Esse sono: Gesù "battuto alla Colonna, coronato di spine; mostrato al Popolo – tutto flagellato ; et finalmente condannato a acerbissima morte". Stupisce molto però che più avanti nello stendere il progetto del Palazzo, la Condanna non trovi più posto. La didascalia che affianca la planimetria dell’edificio così dice:" Quivi si dimostra all’incontro (cioè nella pagina di fronte) la pianta della Casa di Pilato, nella quale si vederà N(ost)ro S(igno)re alla Colonna, coronato di spine, mostrato al popolo, et esso Pilato lavarsi le mani, come si vede nel seguente suo dissegno¼ ". E ciò trova conferma esatta nei vari disegni del Palazzo. Dunque nel progetto definitivo tutti gli altri misteri rimangono invariati, solo la Condanna viene sostituita con Pilato si lava le mani. La ragione per ora ci sfugge. Forse poteva sembrare figurativamente più efficace, più rappresentativo il secondo progetto. Comunque la "Casa di Pilato" ideata dall’Alessi non verrà mai costruita.

Tuttavia nelle varie guide stampate negli ultimi due decenni del secolo XVI (1583, 85, 89, 99 ) nell’elenco delle cappelle, tra quelle da realizzare compare costantemente quella della Condanna, unificata però con Pilato si lava le mani.

L’espressione della guida del 1583, ripetuta con lievi varianti di forma in quelle successive, è :"¼ e se gli aggiungierà come fu mostrato al popolo, e come Pilato si lavò le mani, nel volerlo sententiare". Solo in quella del 99 l’espressione sembra riferirsi unicamente alla scena di Pilato si lava le mani, infatti suona così:"¼ e come Pilato si lavò le mani avanti il sententiasse".

Intanto è diventato vescovo di Novara monsignor Carlo Bascapè, che sale zelante al Sacro Monte il 24 settembre 1593 dopo pochi mesi dal suo ingresso in diocesi. Ma anche lui in questa sua prima visita, nello stabilire i vari misteri della passione da erigere ex voto o da spostare, cita la Flagellazione, Gesù deriso e coronato di spine, Gesù condotto davanti a Pilato, davanti a Erode e davanti al popolo, non elenca invece né Pilato che si lava le mani, né la Sentenza di morte.

La relazione si limita sbrigativamentea conchiudere così:"¼ .et sicuti explicatus describentur et a R(everendissi)mo D(omino) probantur", ossia: "come più det-

tagliatamente verranno descritte e sono approvate da Monsignore Reverendis-

simo".

Anche nelle successive visite del 1594, 1599, 1600, 1602 non si nomina la Cappella della Condanna. Nell’ultima si ricorda invece quella di Pilato si lava le mani, pur essa non citata nelle relazioni delle visite precedenti.

Pure nella successiva visita del 27 settembre 1604, solo ora resa nota da Pier Giorgio Longo, in cui si ordina di preparare la pianta del Palazzo di Pilato (segno evidente che fino a quel momento, non solo non si era dato inizio all’opera, ma non si era neppure ancora steso il progetto definitivo) si cita tra i misteri da rappresentare quello di Pilato si lava le mani, non però la Condanna.

Così pure nella lettera inviata dal Bascapè ai fabbriceri del Sacro Monte il 1 febbraio 1605 si elencano le altre cappelle da erigere nel Palazzo di Pilato, tra cui Pilato si lava le mani, ma si ignora la Condanna.

Eppure solo un anno dopo, nella celebre veduta del Sacro Monte incisa da Gioacchimo Teodorico Coriolano, conservata a Pallanza nel Museo del Paesag-

gio, e replicata nel 1621, in cui il Palazzo di Pilato appare ormai nel suo aspetto quasi definitivo (salvo l’ampliamento della Cappella dell’ Ecce Homo), tra i vari misteri compare anche la Condanna nella sua collocazione attuale, sull’angolo nord-ovest del Palazzo, al numero 35, segnata in calce con la seguente didasca-

lia:" Pilato sententia Christo alla Croce". Come mai questa presenza, questa decisione così rapida ed imprevista? Un’unica possibile spiegazione ma si affaccia per ora alla mente. Dalla relazione della visita vescovile del 27 settembre

1604 risulta che tanto la Flagellazione che la Coronazione di spine avrebbero dovuto trovare posto al primo piano dell’erigendo Palazzo. Ma in quel momento non era ancora stato tracciato il disegno dell’edificio, come si è visto. Lo dice espressamente monsignor Bascapè:" Di presente s’attenda a fare la pianta di tutto l’edificio che ha da contenere il Palazzo di Pilato". Dunque solo tra la fine del 1604 e l’inizio del 1605 si prepara il vero progetto esecutivo della costruzione, situando più logicamente la Flagellazione e la Coronazione di spine in basso, al piano terra. Ne consegue che al piano superiore doveva risultare uno spazio molto più ampio di quello necessario per le cappelle originariamente previste. Per questo c’è da pensare che si sia presa rapidamente la decisione di rappresentare non solo l’episodio di Pilato si lava le mani, ma anche quello di Pilato che pronunzia la sentenza. Si sostituiva così un’intera cappella all’affresco laniniano presente nella vecchia Flagellazione che doveva venir eliminata e trasferita anch’essa nell’erigendo, nuovo Palazzo di Pilato.

Progettato dunque nella prima metà del 1605 tutto l’edificio, la sua erezione dovette procedere con un ritmo non rapidissimo, tanto che il vescovo si sentì in dovere, con una sua lettera del 2 febbraio 1606, di raccomandare"¼ . di attendere a fornire le case cominciate sotto nome di Pilato, con le cappelle che vi entrano et quelle ancora che sono connesse, prima di dare principio a nuove cappelle". Se ne deve perciò dedurre che la vasta aula destinata a contenere la scena della Condanna a morte di Gesù, sia stata realizzata qualche tempo dopo. Si può infatti ritenere che l’impresa grandiosa della realizzazione dell’intero Palazzo di Pilato abbia richiesto non poco tempo, passando attraverso ad alcune fasi successive, come già si è detto trattando della cappella di Pilato si lava le mani. E cioè: lo sbancamento della roccia viva che aveva costituito la parte occidentale del Monte degli Ulivi con la cappella del Viri Galilei; l’apertura dell’androne nella roccia, impresa veramente impegnativa, che dovette richiedere uno sforzo notevole di mano d’opera e di tempo (presumibilmente

parte del 1605 e del 1606); poi la costruzione delle cinque cappelle del piano terreno, che dovette occupare parte del 1606 e del 1607; quindi tra il 1607 e il 1608 l’innalzamento al primo piano della cappella dell’ Ecce Homo, di dimen-

sioni più ampie rispetto a quelle previste nel progetto elaborato nel 1604-1605, ed alla quale si diede la precedenza rispetto alle due successive; in fine tra il 1609 ed il 10 l’edificazione dei due vani per i misteri di Pilato si lava le mani e della Condanna di Gesù, insieme forse alla costruzione della loggia e del tetto (esclusa la Scala Santa in muratura, eseguita come ben noto, vari anni dopo).

Così all’inizio del secondo decennio del secolo XVII si poteva dare inizio alla parte fondamentale del mistero della Sentenza di Pilato, quella figurativa, con il gruppo plastico prima ed il ciclo pittorico poi.

 

Casimiro Debiaggi