IL TEMPO CHE PASSA INVITA A RIFLETTERE

 

La morte di tante persone conosciute, come riportiamo più avanti nella pagina del "pellegrino", ci induce a riflettere su questo argomento. Sembra quasi un paradosso all’inizio dell’anno nuovo trattare questo tema; d’altronde, sappiamo bene che ogni anno che passa ci avvicina al "traguardo". Nel meditare su un libro del Card. Martini mi sono imbattuto nei giorni scorsi proprio su questo argomento.

Ne voglio riportare qui una sintesi che mi sembra molto significativa.

La prima dimensione della morte è quella biologica. E’ chiaro che il mio essere biologico respinge la morte con tutte le forze, ed è giusto, dal momento che l’essere biologico è per la vita. La morte è lacerazione, sradicamento, e il corpo fa di tutto per rimandarla. Tutti hanno una reazione di assoluta negazione, di non volersi rassegnare. C’è però una seconda dimensione, umana e culturale; quella che porta al lutto. Mentre biologicamente la morte è lacerazione del tessuto corporeo, culturalmente è la fine di relazioni umane importanti, significative. E’ qui dove si esercita quella funzione fondamentale della vita umana che è il lutto: rammarico, dolore, stato di sofferenza per le amicizie perdute. Si tratta di un dolore diverso da quello della morte semplicemente biologica. Però la storia e l’esperienza insegnano che a questo punto, diversamente da quanto avviene per la morte biologica, c’è l’evento rassegnazione che mitiga.

La terza dimensione è la dimensione credente, la più alta in assoluto. La fede di fronte alla morte non è la ripugnanza ( che è impossibile) verso la morte biologica; non toglie il dolore per la fine delle relazioni amichevoli ( che è necessario e può avere significato): è piuttosto la forza della vita di Gesù in me. Forza della vita di Gesù in me, che non cancella, non distrugge, non elimina gli aspetti precedenti, ma in qualche modo li regola e li pone in equilibrio. In tal senso la fede è dono che fa superare la paura della morte. Non della morte biologica e nemmeno della paura dei distacchi; bensì, con una certezza di vita che non ci viene tolta, riequilibra gli altri elementi e ci pone di fronte a quel modo di morire proprio dei santi e dei credenti autentici.

Queste parole del Cardinale Martini ci aiutino nelle prove della vita, soprattutto nei momenti dei grandi distacchi.


P. Giuliano Temporelli