VARALLO E VALSESIA

Nell’ambito dell’Interreg II Wallis - Piemont


La "Varallo - Ayer"

 

Nel progetto generale "Valorizzazione delle Vie Storiche nell’area di confine Vallese - Piemonte" (livello 3) sono state individuate tre priorità: l’itinerario transfrontaliero nell’Ossola, gli itinerari turistici (es. il giro del Monte Rosa) e il sottoprogetto della "Via dei Pellegrini".

Quest’ultimo riguarda un itinerario, che dalla Svizzera porta a Varallo, la cui esistenza risale ai tempi lontani se pensiamo che, tra il 1700 e il 1905 (data dell’ultimo pellegrinaggio a cui parteciparono 4 persone di Ayer), numerosi abitanti del Vallese si recavano in pellegrinaggio al Sacro Monte di Varallo. Una "Via dei pellegrini" non completamente dimenticata in quanto viene citata nel 1963 quando "un gruppo del CAI di Varallo ripercorse nuovamente a piedi l’itinerario Varallo - Ayer", nel 1986 allorché "13 persone dall’Italia (o dalla Svizzera?) e dalla Val d’Anniviers fecero il pellegrinaggio a Varallo per partecipare ai festeggiamenti del cinquecentesimo di fondazione del Sacro Monte" ed ancora nel 1990 "anno in cui un gruppo di Varallo si recò ad Ayer per l’inaugurazione del gonfalone della Società di pifferai e tamburini ‘Le Maddeleine’ di Ayer. Occasione, quest’ultima, che vide anche la presenza della banda musicale "Città di Varallo".

La ripresa e la rivalutazione del pellegrinaggio che si pone come finalità un’interazione culturale, lungo la via stessa Varallo-Ayer, allo scopo di rafforzare gli scambi lungo il percorso, svolgere un opera di promozione dell’eredità culturale e completare l’offerta turistica si articola come segue: Ayer (1476 m.) - Col de Forclettaz (2874 m.) - Gruben/Turtmanntal - Augstbordpassa (2894 m.) - Stalden - Talsperre Mattmark/Monte Moro-Pass (2864 m.) - Macugnaga - Colle della Bottigia (2607 m.) - Carcoforo - Varallo.

In ultima analisi se il sottoprogetto della "Via dei pellegrini" si realizzasse concretamente, nel contesto dell’Interreg, sarebbe motivo e speranza di rilancio dei settori turistico, artistico, culturale e storico della Valsesia, di Varallo e del Sacro Monte alla luce del nuovo millennio.

 

"La città del museo"

A Varallo, nelle giornate di sabato 21 e domenica 22 marzo, in occasione della "Giornata di Primavera" indetta dal FAI, durante le quali vi è stata la possibilità di usufruire di visite guidate alle sale della Pinacoteca, dei Musei e della chiesa di San Marco, è stata allestita, sempre a Palazzo dei Musei, la mostra "La città nel museo. Dipinti, disegni, incisioni dei luoghi e oggetti d’arte di Varallo tra ottocento e novecento". A corredo della stessa è stata stampata una pubblicazione, dallo stesso titolo, curata da Donatella Mossello Rizzio, Maria Grazia Cagna, Silvia Pizzetta, Alessandra Cesa e Stefania Stefani Perrone e promossa dall’Amm. Prov. di Vercelli, dal Comune di Varallo, dall’Ass. Industriale di Vercelli-Valsesia e dalle Società di Conservazione e Incoraggiamento, che mediante schede e suddividendo il tutto in sette capitoli (le vedute, la città e dintorni, piazza Vittorio Emanuele, il convento di Santa Maria delle Grazie, San Marco, la chiesetta di Loreto e il Sacro Monte) esamina i contenuti della mostra e tratta aspetti di storia e cultura locale pressoché sconosciuti, con testi provenienti da documentate ricerche d’archivio e foto a colori e in bianco e nero. "Le circa 70 opere esposte - dichiara Stefania Stefani Perrone - fanno tutte parte del patrimonio museale della Pinacoteca e accompagnano i visitatori in un viaggio ideale tra antiche componenti del tessuto artistico urbano, scomparse, cambiate o a volte ancora reperibili nel centro storico di Varallo, eternate abilmente da artisti valsesiani tra ‘800 e ‘900. Documenti quasi unici, sono i dipinti che riprendono aspetti architettonici e urbanistici, cancellati tra la metà dell’ottocento e gli anni intorno al 1930, quando nel massiccio intervento di ristrutturazione urbana che interessò Varallo (col quale si persero tra l’altro il complesso del convento francescano di Santa Maria delle Grazie, la chiesa di S. Marta, il Palazzo della Vicinanza) fu interessato anche il Sacro Monte, con l’abbattimento delle cappelle della ‘Valle di Giosafat’ avvenute per permettere la costruzione della funivia". L’allestimento della mostra, momentaneamente chiusa per alcuni lavori di ristrutturazione dello stabile, è stato curato dalla dott.ssa Stefania Stefani.

 

Claudio Crippa