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Ha senso, oggi, salire su un monte e fermarsi ad ascoltare i silenzi della creazione, a recuperare quelli spesso perduti dei propri pensieri per ridare significato alle parole, a cogliere, anzitutto, gli echi della Parola, quella forte proclamata o quella discreta tradotta nelle orme dei passi di vita di tanti uomini e donne passati di qui?
Ha senso semplicemente se chi sale - fosse anche spinto dal "caso" - è in grado di tacere per ricomporsi e recuperare la priorità dellascolto, primo comandamento di Dio "Ascolta Israele ..." (Dt 6, 4), disintossicandosi quasi suo malgrado dal veleno sottile del rumore apparentemente inesorabile del quotidiano, speso eroicamente o pavidamente nel trambusto dellattivismo, magari onesto, probabilmente necessario o anche solo utile.
Ha senso se chi sale ricorda che sempre, nella storia della salvezza, il monte è stato (quindi, è) luogo dellincontro con Dio, della sua manifestazione.
Su un monte, lOreb, Mosè riceve da Dio la Legge ed i comandamenti, mentre gli Israeliti percepiscono il segno di un fuoco divorante, mentre il monte è avvolto dalla nube (Es 24, 12-18).
Sullo stesso monte, lOreb, il profeta Elia è condotto alla presenza del Signore, egli, pronto ormai a cedere le armi, debole di sé agli occhi degli uomini quanto basta per capire che: "ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu un mormorio di un vento leggero. Come ludì, Elia si coprì il volto col mantello, uscì e si fermò allingresso della caverna. Ed ecco sentì una voce che gli diceva: "Che fai qui, Elia?" (1 Re 19, 11-14). Dio, fuoco che divora, sa sussurrare per dichiarare Amore o domandarne. Ecco perché solo il silenzio lo ascolta.
Su un monte, il Tabor, Gesù vive lesperienza della Trasfigurazione, emblematico contraltare e preludio dellannientamento della Croce; là con lui Pietro, Giacomo e Giovanni vengono condotti in disparte: su questo "alto monte" il Cristo luminoso nella nube (ancora!) esprime il compimento della Legge e dei Profeti (Mt 17, 1-2).
Maria, per prorompere nel Magnificat, nel "grazie" a Dio che vuole farsi sua creatura, ricevuto lannuncio, corre verso la montagna, per raggiungere in fretta una città di Giuda, dove la cugina Elisabetta riconosce in Lei la Madre dellinconcepibile (Lc 1, 39).
Francesco dAssisi - uno dei "santi", uomini realizzati nella storia della salvezza, presente nellispirazione originaria del nostro Sacro Monte tramite lintuizione e la volontà del suo figlio spirituale padre Caimi - su un monte scrive la Regola per il suo Ordine, secondo quanto gli suggeriva lo Spirito divino durante la preghiera (Fonti Francescane 1084, Leggenda maggiore IV, 11); sul monte della Verna riceve nelle stimmate i segni del fuoco divorante di Dio (FF 1223, Leggenda maggiore XIII, 1).
Tutti costoro dal monte scendono, poi, perché si compia il senso del personale incontro con Dio: Gesù corre verso il Golgota e il sepolcro vuoto; Pietro, Giacomo e Giovanni verso le strade della testimonianza non priva di cedimenti e della missione; Mosé verso la Terra Promessa che non calpesterà; Elia verso il deserto per tornare ad essere profeta; Maria verso la povertà di una mangiatoia per far nascere il Dio con noi.
Ha senso, allora, oggi, salire sul monte, perché poi sarà bello e difficile ridiscendere e poi sarà urgente risalire, eterni pellegrini stanchi un po' di vita quotidiana, ma non di Dio che accoglie, che ha tempo da... guadagnare per ognuno di noi, per chi vuol provare a scoprirlo, come può, nel mormorio di un vento leggero, magari proprio quello che talora mormora anche sul Sacro Monte: "E nel silenzio ancora il Verbo / cui fa eco un vento / leggero leggero" (padre David Maria Turoldo).
Silvia Coda