CONOSCIAMO LA BIBBIA

IL DONO DEI DONI: LO SPIRITO SANTO


(Lo Spirito è la terza persona della Santissima Trinità, l’Amore-dono che procede dal Padre e dal Figlio. Viene comunicato a noi per unirci a Cristo e renderci figli di Dio).

Lo Spirito Santo è Persona-amore; è Persona-dono, è amore donato dal Padre e accolto dal Figlio, dinamismo infinito e bellezza dell’essere insieme, per cui il Donatore e il Ricettatore sono uno nell’altro. E’ il soffio del Padre, mentre dice il Verbo. Il Padre genera il Figlio attirandolo a sé nello Spirito; il Figlio è attivamente rivolto al Padre nello Spirito.

In questo Amore-dono increato, trovano il loro supremo motivo i doni fatti da Dio alle creature: la vita, la santificazione, la gloria. Da lui proviene la novità inesauribile; da lui la tensione verso la perfezione e l’unità.

Lo Spirito è la forza dell’amore, il movimento per condurre ogni cosa al suo pieno compimento in Dio. L’infinita energia dell’Amore viene dal Padre e a lui risale, attraverso il Figlio, attirando a lui tutte le creature, perché vivano pienamente.

Lo Spirito soffia dove vuole; è misterioso e inafferrabile, come i suoi simboli biblici: vento, acqua, fuoco, nube, unzione. Arriva ovunque, come presenza attiva del Padre e del Figlio che fa vivere e santifica. Ma è soprattutto la Chiesa il luogo dove fiorisce lo Spirito. senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una dominazione, la missione una propaganda, il culto un’evocazione, l’agire cristiano una morale da schiavi. Ma in lui... il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno; l’uomo lotta contro la carne; Gesù Cristo Signore risorto è presente; il vangelo è potenza di vita; la Chiesa è segno di comunione trinitaria; l’autorità è servizio liberatore; la missione è una Pentecoste; la liturgia è memoriale e anticipazione; l’agire umano è deificato.

Riflettiamo sullo Spirito anzitutto come mistero di potenza e di trascendenza. Egli rappresenta il trascendente allo stato puro.

Nell’Antico Testamento si parla spesso dello Spirito di Dio che "investe" come un turbine, o che "fa irruzione" su determinate persone, come per esempio su Sansone, comunicando loro una forza soprannaturale.

Accresce questa rivelazione di potenza, l’appellativo di "Santo" che a partire da Is 63,10 e dal Sal 51 si trova sempre più spesso associato a Spirito e finisce, anzi, per formare con esso un unico nome composito.

Ma che significa in ebraico la parola santo?

La parola "santo" si è raffinata, ma anche depotenziata, nell’uso moderno. Ha assunto il significato, quasi solo morale di buono, pio, puro. E’ diventato un termine rassicurante, tanto che gli uscì di bocca il grido: "Ohimè! Io sono perduto". Infatti, santo è un termine quanto mai carico di divino; esprime senso di separazione, di trascendenza, di alterità assoluta ed esige perciò adorazione, silenzio, purificazione per reggere al suo cospetto. Dire che Dio è Santo, è come dire che è fuoco divoratore. Santo viene associato addirittura a terribile: "Santo e terribile è il tuo nome" (Sal 111,10). Non riguarda sola la sfera morale, ma anche quella dell’essere: "Io sono Dio, non uomo, sono il Santo in mezzo a te" (Os 11,9).

Santo è ciò che appartiene alla sfera del divino, opposta a quella dell’umano. Tutto questo è contenuto in santo, l’attributo per eccellenza dello Spirito.

Nel Nuovo Testamento, questo significato "travolgente" del soffio divino si esprime attraverso il frequente binomio "Spirito e potenza". Dio unse Gesù di Nazaret "in Spirito Santo e potenza" (At 10,38). Dopo il suo battesimo nel Giordano, Gesù tornò in Galilea "con la potenza dello Spirito Santo" (Lc 4,14). Lo Spirito è definito "la potenza dell’Altissimo" (Lc 1,35) o la "potenza dall’alto" (Lc 24,49). L’antico carattere "terribile", dello Spirito viene anch’esso a galla qua e là, come quando, "tentato" da Anania ne causa la morte, o quando acceca il mago Elimas che si opponeva alla missione di Paolo. La discesa dello Spirito Santo a Pentecoste è volutamente descritta con gli stessi tratti della teofania del Sinai. Un modo, questo, indiretto di affermare che il mistero dello Spirito non è da meno, né di natura diversa, di quello di Dio stesso.

Identico mistero, identici effetti: gli astanti sono "sbigottiti", "stupefatti", "fuori di sé per lo stupore". Prima di attribuire, in modo esplicito, allo Spirito gli stessi onori e la stessa sovranità assoluta di Dio, la Scrittura lo ha fatto in questo modo indiretto, ma forse proprio per questo ancora più efficace.

-(liberamente tratto da "Catechismo degli adulti" e da "Il canto dello Spirito" di R. Cantalamessa)-

don Gianfermo Nicolini